Dipingere il futuro: Stornara, il paese dei murales

I murales di Stornara

Stornara, piccolo centro agricolo della Capitanata, è oggi un museo a cielo aperto in Puglia: più di 150 murales, firmati anche da artisti internazionali, coprono le pareti del paese. Stramurales è il festival che li ha portati qui

Case basse, intonaci consumati, qualche saracinesca abbassata, strade quasi vuote, in un sabato pomeriggio d’inverno. Il paese, all’inizio, non si concede. Non ha l’eleganza di quei borghi in cui il tempo si è fermato. Stornara ha un’aria più ruvida, feriale, come certi luoghi che non chiedono di essere amati a prima vista.

È qui che si è trasferita Giancarla De Marco, di origine genovese. Mi accoglie e mentre mi guardo intorno, spaesata, dice: «Stornara è uno dei paesi di Capitanata, vecchio, ma non antico».

Vecchio, cioè abitato dal tempo. Antico no: senza il conforto di preziose vestigia, senza un patrimonio monumentale capace di imporsi da solo allo sguardo. Quello che c’era, mi racconta, in parte è stato rifatto, in parte cancellato, in parte lasciato andare.

E allora il punto non è ciò che Stornara conserva. Il punto è ciò che, in un certo momento, ha deciso di creare.

Bisogna camminare un poco, lasciare alle spalle la prima impressione, per capire che qui i muri non servono soltanto a dividere un interno da una strada. A Stornara sono diventati superficie narrativa, pelle esposta, memoria dipinta.

I murales di Stornara, una geografia da attraversare

Qui i murales sono più di 150 e non si osservano come in una galleria ordinata. Appaiono in un lungo cammino: dietro una curva, accanto a un garage, su una facciata laterale, all’improvviso.

Un volto enorme guarda un incrocio secondario; più avanti un colore acceso interrompe la continuità del bianco e del beige; poi una parete intera costringe ad alzare gli occhi.

Il paese, che da lontano sembrava chiuso nella sua misura domestica, si apre a una geografia più vasta e mostra un altro volto della Puglia.

I murales di Stornara con Stramurales
Giancarla e Lino

Stramurales, un gesto di rottura dall’ordinario

Stramurales è nato così, nel 2018, come gesto di rottura dall’ordinario, più che decoro urbano. Prima ancora che progetto culturale, è stato una forma di ostinazione.

Lino Lombardi parla di un desiderio concreto, dirompente, di sottrarre i muri al grigio, di appendere un quadro dopo l’altro in una casa che appariva spoglia, di portare la bellezza dove non era attesa.

Solo dopo, quasi per conseguenza, è arrivato il resto: gli artisti, i visitatori, i riconoscimenti, le traiettorie impreviste.

Con sua moglie ed un gruppo di amici fra cui Giancarla, ha poi fondato l’associazione Stornaralife APS che lo stesso Lino definisce “anomala e disubbidiente”:

«Volevamo fare di Stornara un laboratorio permanente come le vecchie officine rinascimentali dove gli artisti avevano i loro discepoli e l’arte veniva insegnata, l’artista poteva apprendere anche dal discepolo, un grande laboratorio artistico, permanente tutto l’anno, e questo sogno lo stiamo ancora perseguendo».

Nel frattempo quel sogno ha già lasciato tracce concrete sui muri del paese.

La street art internazionale nel cuore della Capitanata

Negli anni Stramurales ha portato a Stornara artisti di fama internazionale provenienti da Europa, America, Asia e Oceania.

Alcuni di loro hanno realizzato qui l’unica opera presente in Italia, altri addirittura l’unica in Europa: muri che, nel silenzio di una strada di Capitanata, custodiscono lavori che altrove si troverebbero nei quartieri artistici delle grandi metropoli.

Questo piccolo paese agricolo è diventato così una tappa inattesa nelle mappe globali della street art.

Gli artisti arrivano sapendo di trovare libertà assoluta: nessun tema imposto, nessuna barriera mentale, solo lo spazio per lavorare, l’ispirazione dai volti del posto e il tempo per lasciare qualcosa che resti, finché il tempo lo permetterà.

I murale di Stornara: un’arte che accetta il tempo e il cambiamento

Quest’arte non è eterna, non resiste allo scorrere dei giorni.

Il tempo consuma i dipinti come consuma gli intonaci; alcuni murales si spengono, altri arrivano, in un ciclo che assomiglia più alla vita che alla conservazione. Nulla è definitivo, e forse è questo il punto.

La street art non promette eternità: accetta l’usura, la perdita, la rinascita, il cambiamento che fa parte della vita e che è inarrestabile.

I murales di Stornara: un museo a cielo aperto in Puglia

Stramurales tra arte, salute e partecipazione

Di Stornara e di questo esperimento culturale hanno parlato anche università e giornalisti della stampa internazionale.

L’Harvard Health and Human Rights Journal ha dedicato uno studio al festival, analizzando la street art come possibile infrastruttura di salute pubblica capace di generare benessere collettivo e partecipazione sociale.

E negli anni il fenomeno Stramurales è stato raccontato da numerose testate giornalistiche e reti televisive internazionali, dal New York Times alla BBC.

Un paese esposto a uno sguardo nuovo

Stornara non ha cercato di assomigliare a qualcos’altro, non si è guardata indietro. Ha scelto una strada più rischiosa: affidarsi a un’arte che non consola e non decora soltanto, ma espone il paese a uno sguardo nuovo.

Qui l’amore, il dolore, i miti contemporanei, le inquietudini private e collettive si affacciano sui marciapiedi, convivono con le auto parcheggiate, con le sedie fuori dalle porte, con la quotidianità di chi torna dalla campagna o fa la spesa. Con chi parte e con chi resta.

Quando l’arte modifica il ritmo di un luogo

Camminando, si capisce che il festival ha fatto qualcosa di più che riempire pareti. Ha modificato il ritmo del luogo.

Attorno ai murales si sono messi in moto passi, soste, deviazioni. Arrivano comitive, coppie, curiosi, appassionati di street art che viaggiano per cercare opere come altri cercano chiese o sentieri.

In un paese dove il lavoro della terra continua a segnare il calendario, è entrata un’arte capace di leggere il passato e il presente e al contempo di immaginare il futuro.

Alla fine, Stornara non si lascia raccontare come una favola di riscatto. Sarebbe troppo semplice. Resta un paese del Tavoliere con le sue fatiche quotidiane, le sue resistenze, le sue zone d’ombra.

Eppure, proprio tra strade e facciate anonime, in un luogo che non aveva attrattive da esibire, qualcuno ha avuto l’azzardo di immaginare un museo a cielo aperto, attraversabile a piedi, senza biglietti, senza soglie, senza soggezione.

Così i muri hanno cambiato funzione. Non solo confini tra una casa e la strada, ma superfici di racconto, pagine aperte sulla vita contemporanea.

Il risultato è un paese che, attraverso i muri, prova a guardarsi con occhi nuovi. E a farsi guardare.

Lo Slowreportage è stato pubblicato sul numero 177 (aprile-maggio 2026) del periodico La Nuova Murgia

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